Nessuno è immune: Il suicidio tra chi serve e chi è servito - Comprendere le Cause e le Strategie di Prevenzione

Suicidio e prevenzione: mondo militare e civile

Il suicidio è un problema complesso e delicato che affligge sia il mondo militare sia quello civile. Comprendere le cause e le strategie di prevenzione risulta essenziale per affrontare questa tragica realtà.

Fattori di rischio nel mondo militare

Il contesto militare presenta una serie di fattori di rischio unici che possono contribuire a un aumento dei tassi di suicidio tra i membri delle Forze Armate. Nel 2023, infatti, in Italia è passato in sordina l’allarme lanciato da alcune fondazioni di supporto ai reduci, riguardante un aumento significativo dei suicidi nelle Forze Armate.

Stress post-traumatico: l’esposizione a situazioni di combattimento e a eventi traumatici può portare allo sviluppo di disturbi da stress post-traumatico (PTSD).

Transizioni di vita: trasferimenti frequenti e il ritorno alla vita civile possono generare disorientamento e isolamento.

Accesso alle armi: la disponibilità di armi da fuoco aumenta il rischio di suicidio portato a termine.

Fattori di rischio nel mondo civile

Anche nel contesto civile esistono diverse cause che possono condurre al suicidio:

Problemi di salute mentale: depressione, ansia e altre condizioni psicologiche rappresentano alcuni dei principali fattori di rischio.

Difficoltà economiche: la persistente instabilità finanziaria può alimentare sentimenti di disperazione.

Isolamento sociale: la mancanza di supporto sociale è un forte predittore di comportamento suicidario.

Strategie di prevenzione

Sia nel contesto militare sia in quello civile esistono strategie efficaci per prevenire il suicidio.

Interventi nel mondo militare

Programmi di supporto psicosociale: offrire consulenza e supporto psicologico ai membri delle Forze Armate.

Training di resilienza: insegnare ai militari tecniche per la gestione dello stress e per il miglioramento del benessere mentale.

Sorveglianza e monitoraggio: implementare sistemi in grado di identificare precocemente i segnali di allarme.

Debriefing costante: per rendere l’approccio realmente efficace, è fondamentale insistere sul concetto di debriefing continuo. Non intervenire solo quando emerge l’emergenza, ma creare spazi di ascolto routinari in cui parlare del carico emotivo diventi parte integrante del lavoro quotidiano, esattamente come la manutenzione delle attrezzature. Normalizzare il confronto e la condivisione riduce l’isolamento e intercetta il disagio prima che diventi silenzio.

Interventi nel mondo civile

Campagne di sensibilizzazione: educare la popolazione sui segnali di rischio e sulle risorse disponibili.

Accesso ai servizi di salute mentale: garantire alle persone l’accesso a trattamenti adeguati e a un supporto continuativo.

Costruzione di una rete di supporto: promuovere comunità e reti solidali per ridurre l’isolamento.

Conclusione

La prevenzione del suicidio richiede uno sforzo concertato che coinvolga individui, comunità e istituzioni. Riconoscere i segnali di allarme, fornire supporto e garantire che le risorse siano accessibili a chi ne ha bisogno rappresentano passi cruciali per ridurre i tassi di suicidio. Questo, però, può avvenire solo attraverso collaborazione e consapevolezza: è necessario lavorare insieme per affrontare questo importante problema sociale e smettere di restare a guardare, indifferenti, fingendoci impotenti.

L’articolo vuole essere un punto di partenza per rompere il silenzio: un richiamo all’umanità dietro la divisa e dietro la scrivania.

Nota importante

Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un momento di crisi o pensieri suicidari, è fondamentale chiedere aiuto immediatamente. In Italia è possibile contattare il Numero Unico di Emergenza 112 oppure rivolgersi ai servizi di prevenzione del suicidio e alle strutture sanitarie locali. Parlare con un professionista o con una persona di fiducia può rappresentare un primo passo decisivo.

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